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Social network: il fascino perduto

Anni fa (pochi), quando tutto iniziò, Facebook, Twitter, YouTube e compagnia, ricevettero milioni di euro di finanziamenti che erano ancora puri ed innocenti social network, dediti alla condivisione spensierata di contenuti.

Facevano parlare le persone tra di loro gratis regalando loro uno strumento di comunicazione bello e facile da usare. Creavano relazioni.
I finanziatori hanno ben creduto che se hai milioni di utenti che fanno una cosa gratis, hai milioni di opportunità di fargliene fare un’altra che rende.

alla fine ciò che tira la carrozza è sempre quello: la pubblicità. 
 Ma si è girato molto intorno ai modelli di business innovativi del web ed alla fine ciò che tira la carrozza è sempre quello: la pubblicità.
Le imprecazioni in tutte le lingue del mondo sono aumentate a dismisura da quando Youtube ti costringe a vedere i primi secondi di pubblicità prima dei video più importanti. Facebook è pieno di post sponsorizzati, ora per far vedere davvero un tuo contenuto paghi, altrimenti quello che dici lo vedranno in troppo pochi. Spietatamente: prima hanno sfamato gratuitamente l’incontrollabile bisogno di condivisione del mondo intero, poi hanno “messo i puntini sulle i” dicendo “eh ma se non ci dai qualcosa non ti vedono proprio tutti”. Ma ormai non si può rinunciare ai social…vero?

Quanto sono belle queste pubblicità vintage?

ytfbtwitter

 

Fonte

Da strumento di amicizia che era, è diventato una pericolosa ed invadente infiltrazione di contenuti finti impacchettati apposta dalle aziende per entrare in contatto con la gente comune. Team di esperti che si scervellano, dileguando risorse economiche, a pensare come colpire l’attenzione della gente. Il post più strano, la foto più attraente, le parole più scioccanti. Come una guerra tra testate in un fitto scaffale di un’edicola.

Perché gli amici per parlare tra di loro non pagavano, ma le aziende per parlare agli amici sborsano i bigliettoni ed alla fine della fiera ci tocca pure dare ragione a Facebook che, non essendo un’associazione di beneficenza portata avanti da volontari, ha bisogno di far quadrare i conti.
I primi anni erano belli, poi si è trovato il (solito) modo per fare i soldi e tutto è cambiato.

E va bene, ma a noi altri ci resta il rammarico. Concedetecelo.

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Sull'autore

Sandro Tempesta

Sandro Tempesta

Graphic designer & digital strategist freelance.
Con un occhio di riguardo per le tamatiche legate alla grafica ed al web, questo blog è dedicato a tutti coloro che vogliono avvicinarsi al mondo della comunicazione on line.
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