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Quando il marchio non segue nessuna regola

il caso di 3 famosissimi marchi che smontano pezzo per pezzo tutte le teorie sul brand.

Sicuramente nella fase creativa di ogni lavoro c’è una parte totalmente controllata dall’estro, ma nella composizione visiva, siamo in genere abituati a ragionare e lavorare per regole.
I manuali sul brand si sprecano e di sicuro nessuna agenzia creativa si sognerebbe mai di proporre ad un proprio cliente qualcosa che non rispetti le regole di composizione visiva, che non rispetti i valori, che non sia conforme all’identità.
Tuttavia se è vero che un’eccezione conferma la regola, il mondo dei marchi è pieno di contraddizioni ed io ne ho selezionati tre che mi hanno particolarmente colpito leggendo il libro Brand IdentiKit perché sono nati da percorsi totalmente diversi dal solito.
E sono molto famosi:

 

aStyleA-Style: questo marchio ha subìto un percorso atipico, direi meglio, inverso. Prima è stato pensato un logotipo senza sapere esattamente per cosa e solo dopo gli si è costruita intorno una identità. Il proprietario dei diritti del logo infatti, solo 4 anni dopo la sua diffusione, considerato il grosso successo avuto grazie ad una campagna di Guerrilla Marketing nella città di Milano, decise di costruirgli intorno una identità di brand di abbigliamento, identificandosi nei valori portati avanti dal logo: trasgressione ed anticonformismo.
Un marchio non dovrebbe mai essere realizzato solo attraverso un atto creativo, ma dovrebbe essere il risultato di un accurato e scientifico processo strategico.

googleGoogle: uno dei marchi più conosciuti del mondo web, sembra incredibile sapere che è stato disegnato addirittura da Sergey Brin, uno dei due fondatori. Che di sicuro non è un grafico. Ma ciò che sembra incredibile è che non è stato preparato appositamente, ma semplicemente mentre Sergey smanettava con un programma di grafica opensource (era concentrato sull’opensource, non sul logo), provava ad applicare colori alle lettere, font ed opzioni varie. Come questo sia potuto rimanere il logo ufficiale è un mistero, ma tutt’oggi è ancora estremamente simile all’originale.

ibm_416x416IBM: rimaniamo nell’informatica e citiamo il conosciutissimo marchio IBM (International Business Machine) che ha origine lontanissime rispetto agli altri due, parliamo infatti degli anni 20, ma che solo nel ’46 raggiunge la forma visiva più riconoscibile. Questa volta però ci mette mano un progettista grafico vero , Paul Rand, e la disputa infatti si sposta dalla denominazione legale (sempre molto discussa) allo stile grafico del logotipo che nel ’72 acquisisce le contestatissime strisce orizzontali. Contestate perchè il management dell’azienda le ritenne fastidiose ed accostabili alle divise dei carcerati quando invece volevano aggiungere valori di dinamismo e velocità ad un marchio che aveva bisogno di essere meglio distinto nella massa. Ci si aspetta infatti che una brand identity sia pienamente condivisa dal management visto che nasce dai valori insiti nell’azienda stessa, invece questo marchio ha subito un percorso atipico. Sappiamo tutti quale fu la decisione finale.

 

Sull'autore

Sandro Tempesta

Sandro Tempesta

Graphic designer & digital strategist.
Sono un freelance, collaboro con le aziende offrendo consulenza sulle strategie di comunicazione.
Dopo tanti anni di esperienza ho deciso di aprire questo blog, ecco perchè.