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Il vero scopo delle rubriche sul gossip

Il gossip, si sa, è un argomento di largo interesse che soddisfa l’insaziabile voglia di tante persone di sapere come vivono e cosa fanno i personaggi più famosi. Vediamo come questa curiosità viene sfruttata anche sul web.

Il momento della lettura rilassata di pura curiosità e fine a se stessa in moltissime persone trova una valvola di sfogo nel gossip.

Vediamo il rapporto tra il gossip e i social network.
I giornali di gossip invadono le edicole e le sale di aspetto. Da sempre. Se devi perdere due minuti leggiti qualcosa di poco impegnativo, per esempio i fatti degli altri.
Con l’avvento dei social, non solo puoi leggere, ma sopratutto (e questa è la cosa che interessa di più) puoi condividere e commentare.

Il valore del giornale stampato che compri in edicola è quasi totalmente assorbito dal prezzo di copertina e le pubblicità all’interno. Quindi se hai comprato il giornale hai dato dei soldi a qualcuno, se non l’hai comprato perchè eri in una sala di aspetto, hai visto le pubblicità all’interno. Ci hanno comunque guadagnato.
Sul web la notizia però la trovi gratis e ti viene proposta nello stesso modo che nelle sale di aspetto. Ovvero tu scorri le tue notizie su Facebook e l’autorevole testata di turno te la fa trovare lì, puntuale in orario pausa pranzo o in ipotetici orari “cazzeggio”. Pronta da leggere, e appunto, commentare e condividere.

Ma perché?

Parliamo di Facebook. Ormai è abbastanza risaputo: quello che pubblichiamo su Facebook non viene visto da tutti i nostri amici o le persone che seguono la nostra pagina. L’algoritmo fa in modo di selezionare le persone che, per i loro interessi, per le loro interazioni dimostrate e tante altre metriche, possono vedere i tuoi contenuti.

Ma come, non è lo scopo del social network connettere le persone e farle comunicare? Allora perché vengono limitate le visualizzazioni di un post?

La risposta veloce è che Facebook è una società di capitali. Una grossa società di capitali. E deve fare soldi. Connettere le persone è la mission di copertina.
Come li fa? Facendosi pagare per farti vedere di più con le cosiddette sponsorizzazioni (che però non andiamo ad approfondire in questo articolo).

Soffermiamoci invece sui criteri di diffusione spontanea (organica) di un contenuto.
Ok, abbiamo detto che viene limitata, ma in qualche modo qualcuno vede qualcosa e gli elementi che utilizza Facebook per decidere chi, sono strettamente legati alle interazioni. Quindi, dopo il semplice “like” sono nate le “emoticons”, le iconcine per mettere una faccia arrabbiata, sorridente, un cuoricino e altro…, che attribuiscono un livello diverso alla nostra interazione. Facebook sa se qualcosa ti piace molto o ti fa arrabbiare.
I commenti sono sempre più completi: rispetto all’inizio puoi inserire tante altre faccine, adesivi, gif animate già pronte che Facebook ti propone per stimolarti ad interagire.

“E dai lascialo un commento, non vedi quante opzioni?

Tutto questo perché quindi? Perchè tu possa usare il social network, esprimere il tuo giudizio e farlo sapere agli altri.
E più una pagina ha interazioni di questo tipo e più Facebook dà un valore a questa interazione. Questo valore condiziona enormemente le visualizzazioni spontanee non a pagamento di un contenuto.

Quindi, se la tua pagina riesce con i contenuti proposti a far scrivere, commentare, arrabbiare, giudicare, condividere, un post ha più possibilità che le stesse persone vedano il suo contenuto. Da qui si capisce perché è importantissimo per un gestore di pagina, ottenere la massima interazione dai follower.
In mancanza di queste interazioni il numero delle visualizzazioni spontanee resta bassissimo e siamo costretti a sponsorizzare a pagamento.

Esempio di notizie di gossip presenti al centro della home page di una nota testata sportiva.

Ed allora quali sono gli argomenti che riescono a scatenare l’ira, la commozione, la condivisione, il giudizio della gente?
Ma certamente il gossip!! E’ sicuramente tra gli argomenti più dibattuti ed è per questo che, anche se la notizia riportata non ha alcuno spessore culturale / informativo, acquisisce un valore strategico restituendo alla testata quelle metriche che servono per avere visibilità.

Spesso la notizia di gossip è accompagnata da un titolo abilmente scritto in modo provocatorio da chi sa bene come stuzzicare il commento polemico.
Far nascere una polemica su un argomento può rappresentare un vera miniera di commenti e reazioni. Utilissime come abbiamo visto.

 

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Sull'autore

Sandro Tempesta

Sandro Tempesta

Graphic designer & digital strategist freelance.
Con un occhio di riguardo per le tamatiche legate alla grafica ed al web, questo blog è dedicato a tutti coloro che vogliono avvicinarsi al mondo della comunicazione on line.
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