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Entro 48 ore, un’esperienza di downshifting tecnologico

L’introduzione del libro cita così:

“Cosa ci sta togliendo il digitale? L’amicizia, l’attenzione, la memoria, l’ansia, le relazioni interpersonali, la qualità del nostro scrivere o agire, sono condizionate ormai dall’abuso dello smartphone, tablet e social network.”

Ecco, questa frase è bastata per convincermi a comprarlo. Sì, perché negli ultimi mesi forse anche più, anche io ho sentito l’esigenza di rallentare e, nell’andare più lento, ho avuto il tempo di farmi delle domande o meglio, di osservarmi per capire quanto le mie abitudini fossero condizionate dall’uso della tecnologia. E non sempre in meglio, perché ho finalmente rilevato dei costanti stati di ansia (digitale ovviamente) che sto via via eliminando, intervenendo direttamente sulle cause.

Entro 48 ore di Giovanni ZiccardiIl libro quindi si è presentato bene, attirando subito la mia attenzione ed ora, alla fine della lettura, posso ritenermi parzialmente soddisfatto dell’acquisto.

Parzialmente perché, pur avendo centrato in pieno l’argomento di mio attualissimo interesse, Giovanni (l’autore) lo prende abbastanza da lontano dedicando metà del libro alla preparazione del lettore più che al racconto della sua esperienza di downshifting. Ma è anche probabile, non essendo io un esperto di narrativa, che sia una tecnica richiesta e forse anche necessaria per la scrittura di un buon libro, fatto sta però, che tecnica o meno, si ha la sensazione di aver volutamente allungato il brodo con argomenti di contorno.

Poco male però, le pagine passano in fretta e sono piacevoli e tutto sommato anche il contorno proposto. Il vero punto negativo però per me è un altro (e poi promesso Giovanni, passo a quelli positivi) ed è legato forse alla mia aspettativa più che al libro.

Ho sempre pensato che il dowshifting tecnologico dovesse avere un approccio più radicale e diretto alla risoluzione del problema, ovvero: il cellulare mi crea un problema, bene, lo elimino. Ecco una guida per come fare senza.

Invece saggiamente l’autore non elimina, ma ridimensiona, frena.

Approccio sicuramente più morbido ma necessario e forse l’unico possibile per chi, come me, non può lavorare senza tecnologia. Però nella mia mente immaginavo una storia di chi magari, incazzato con il cellulare, con le notifiche, con l’ansia da collegamento, avesse sfasciato il telefono con qualche sistema spettacolare e mi avesse raccontato di come aver domato l’ansia iniziale di astinenza prima di arrivare alla disintossicazione totale.

Come fanno i fumatori che smettono, dicono.

Ma il libro non è una favoletta e risulta estremamente interessante in più passaggi. Nel ritrovare un equilibrio nell’uso della tecnologia viene analizzata una condotta tipo, lasciando il lettore immedesimarsi in uno dei profili di dipendenti tecnologici previsti dall’autore (molto ben costruiti a mio parere). L’autore spiega molto bene, come la tecnologia che avviciniamo alle nostre vite con l’intento di migliorarla, velocizzarla, semplificarla, in realtà spesso (e soprattutto per gli smanettoni), la peggiora e la complica perché nel voler risolverti dei problemi (che sono sicuramente tanti) ne crea altrettanti legati soprattutto alla sfera psicologica individuale (ansia, pensieri legati alle continue notifiche, errata valorizzazione del tempo).

Il recupero dei giusti tempi della tecnologia aiuta tutti a fare le cose meglio senza l’aiuto della stessa, per questo mi sono piaciuti moltissimo i capitoli sull’abbandono del multi-tasking in favore della mono-attenzione, sull’allenamento della memoria che i promemoria sul telefono tolgono, sul fascino e l’espressività personale della calligrafia uccisa dalle fredde tastiere, sul recupero della grammatica e la memorizzazione delle solite regole che disimpariamo perché corrette automaticamente, sull’ansia da notifica (mail, social e qualunque altra) che ti porta a guardare (e pensare) anche quando non devi, sull’ex tempo libero ormai rubato dal digitale.

In conclusione una bella lettura affascinante, necessaria, utilissima per rallentare. Poi ognuno ha il suo approccio personale a questa frenata (io per esempio ho avuto bisogno di qualcosa di più drastico – ho completamente disinstallato l’app di facebook dal cellulare piuttosto che togliere solo le notifiche). Sicuramente il libro aiuta a rivalutare il proprio modo di accedere e rispondere alle email e tutto ciò che nella vita di ogni giorno ruba tempo, pensieri ed energia mentale che puoi dedicare alla tua famiglia, a te stesso ed alla vita non digitale.

Libro di Giovanni Ziccardi
Gli specchi Marsilio Editore

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Sull'autore

Sandro Tempesta

Sandro Tempesta

Graphic designer & digital strategist freelance.
Con un occhio di riguardo per le tamatiche legate alla grafica ed al web, questo blog è dedicato a tutti coloro che vogliono avvicinarsi al mondo della comunicazione on line.
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