Interviste

Diego Antonacci: come abbiamo aperto un Impact Hub a Bari

Diego l’ho incontrato personalmente perché avevo una gran voglia di visitare questo posto e devo dire che è andata ben oltre le mie aspettative: grandissimi spazi e atmosfera stimolante, esattamente come deve essere un ambiente di coworking. Ci siamo fatti una piacevole chiaccherata in cui Diego, personaggio pacato e carismatico, mi ha raccontato com’è nata l’idea di aprire un ImpactHub a Bari, tra difficoltà e soddisfazioni.
Ecco l’intervista.

 

Da dove è nata l’idea coworking? Perché un coworking?

In realtà l’idea nasce da due gruppi differenti nei 5 fondatori: due gruppi che comunque, parallelamente e senza conoscersi, stavano immaginando di aprire un esperimento di coworking a Bari città. Un po’ tutti, chi più chi meno, abbiamo viaggiato, abbiamo visto questo andamento che veniva dall’estero, molti di noi hanno anche vissuto e lavorato per anni all’estero, sopratutto in Spagna. Ci siamo per caso conosciuti ad un evento del Comune e da lì è nata una chiacchiera; abbiamo deciso alla fine, dopo una serie di incontri e di ragionamenti, di fare questo esperimento insieme.

Perché proprio il modello di ImpactHub?

Perché innanzitutto è il network principale, il più importante di coworking, di incubatori di idee ed innovazione sociale a livello internazionale e mondiale, presente in tutto il mondo in ogni continente. E perché condividiamo appieno i valori e la filosofia che c’è alla base, ovvero quella di fomentare tutte quelle attività, anche imprese, che facciano profitto ma che abbiano una ricaduta positiva sul territorio, sull’ambiente, sulle persone e quindi anche sulla società.

In pochi step, quali sono i passi da compiere per aprire un ImpactHub nella propria città.

Da una parte c’è sicuramente la parte burocratica comune a tutte le attività, tipo aprire una società, trovare lo spazio giusto ecc… dall’altro c’è la parte amministrativa del network perché si fa una prima richiesta, in seguito il network ti dà la possibilità di creare una documentazione da presentare e da qui ci sono degli step in cui viene realizzato uno studio di fattibilità del team, vengono valutati i cv dei fondatori, aspetto che è molto importante perché noi come network diamo un importanza maggiore alle persone.

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Panoramica sulla sala coworking di ImpactHub di Bari

 

Richiedono delle competenze specifiche?

Vengono visionate in parte le competenze ed in parte i valori che sono alla base del lavoro di ognuno dei fondatori, delle loro esperienze passate, affinché non siano discordanti dallo stile di vita che ci si immagina poi nel network.
Infine la procedura vuole che ci sia una votazione che avviene tra tutti gli altri ImpactHub già esistenti.

Ma si nasce già ImpactHub oppure si è prima un coworking generale e poi si chiede di affiliarsi al network?

“ci aspettiamo che siano le persone a far nascere delle collaborazioni, perché quella è la vera vittoria”
Tra virgolette si “nasce”, si dovrebbe nascere…perché nell’iter ci sono diversi step in cui passi da associato, candidato ecc…fino alla parte finale in cui hai l’approvazione definitiva.

Voi siete uno dei più grandi d’Italia o forse qualcosa di più?

D’Italia sicuramente, del mondo tra i principali, siamo tra i più grandi ma non abbiamo i dati di tutti gli altri, sembra che siamo tra i primi…


Immagino che abbiate avuto bisogno di un investimento più grande del previsto per poter allestire uno spazio di 1500 mq.

E’ stata una fase difficile quella di trovare finanziatori che supportassero la vostra idea?

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La grande sala eventi/conferenze

Abbiamo aperto a ottobre 2012, ma il progetto è nato comunque un anno e mezzo prima, in cui abbiamo incominciato a parlare, operare, a fare business plan a fare fundraising e a partecipare e poi vincere il bando della fiera (la fiera di Bari che ospita il coworking n.d.r.). La fiera è un ente autonomo ma pubblico, che aveva pubblicato un bando per affidare questo spazio a progetti di un certo tipo: noi l’abbiamo vinto. C’è stata la parte di raccolta fondi che è tutta completamente privata, i principali investimenti, i primi, sono stati i nostri personali risparmi dei fondatori poi insieme sono arrivati l’inserimento nella compagine sociale di Edilportale.com come socio esterno, che ci ha aiutato con un budget e poi la richiesta di un mutuo bancario. Il resto dei fondi sono arrivati con accordi con i fornitori, alcuni dei quali ci hanno permesso di pagare con calma nel tempo man mano che arrivano gli incassi. Tengo a precisare che abbiamo speso anche meno di quello che c’era da spendere, considerato che questo padiglione era da mettere completamente a nuovo ed abbiamo dovuto fare dei lavori perché c’erano solo il perimetro e le colonne, tutte le strutture che vedi sono state realizzate appositamente, (sale riunioni, cucina, muri separatori, pavimentazione ecc…)

Impact Hub vi fornisce o indica degli allestimenti da utilizzare oppure è una scelta libera?

Non è un franchising, è un network quindi l’arredamento è libero, ognuno resta autonomo…è ovvio che poi, come puoi vedere, c’è una forte impronta di sostenibilità ambientale, ecologica, di riutilizzo dei materiali.

Il coworking è un trend che negli ultimi anni sta andando molto forte. Io personalmente penso che continuerà nei prossimi anni e non sarà una bolla che poi svanisce. Come pensi si potrà evolvere nel futuro il concetto di coworking nei prossimi 5/10 anni?

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L’angolo di posa fotografica

Si, il coworking è un concetto che sta andando molto, ma in Italia, in particolare al Sud, certe innovazioni arrivano sempre dopo. Da noi a Bari è una novità nonostante abbiamo aperto già da 3 anni, mentre in altre parti del mondo esiste da molto più tempo.
Secondo me, e su questo ho fatto vari ragionamenti, l’evoluzione del coworking potrebbe essere una nuova modalità organizzativa di impresa: ovvero imprese aperte con una struttura non più verticale ma una struttura orizzontale, dove non c’è più o in parte un rapporto di subordinazione, ma c’è un rapporto orizzontale dove ognuno è più autonomo…coordinati comunque da una struttura centralizzata con delle regole. Non si hanno quindi “colleghi” ma freelance che lavorano insieme sotto lo stesso tetto.

Nel coworking la scrivania alla fine è il pretesto, il vero valore sono le sinergie che si vengono a creare.
Queste sinergie, avvengono da sole oppure in qualche modo sono un po’ indotte dall’organizzazione?

Quello che ci aspettiamo è che avvengano da sole, perché così noi siamo più concentrati sulla gestione e miglioramento dello spazio in cui le persone operano. Se devi spronare tu e spingere sempre, la scalabilità non è immediata o non c’è.
Nei primi tempi (i primi anni) la miccia la accendiamo spesso sempre noi. E’ anche vero che servono molto i momenti di networking che noi organizziamo e che hanno sempre gli stessi nomi anche in altri ImpactHub del mondo: sono tutte formule che ti danno, in modo diverso, la possibilità di avere un network spinto, accelerato e quindi di mettere in connessione tra loro i membri, gli Hubber, come li chiamiamo noi, che non si conoscono ancora bene. Gli eventi continuano sempre ad esistere: quello che ci aspettiamo è che le persone facciano nascere spontaneamente delle collaborazioni, perché quella è la vera vittoria. Non ti nego che da quando abbiamo aperto ad oggi, tre anni ad ottobre, molte cose avvengono ormai in maniera autonoma. Per fortuna.

Quale è stata la difficoltà maggiore che avete avuto durante il percorso affrontato in questi anni?

“Da coworking puntiamo a diventare un vero e proprio incubatore di impresa con dei programmi di incubazione e di accelerazione che favoriscano la nascita e lo sviluppo di startup”
Le difficoltà maggiori della prima fase sono state amministrative e burocratiche che comunque non sono leggere, perché non si tratta solo della costituzione dell’attività ma per le aziende che hanno come core business un spazio fisico deve essere ovviamente tutto a norma. Tu vai di fretta perché devi aprire subito, ma di contro hai un rallentamento da parte della pubblica amministrazione: cavilli su cavilli che, anziché agevolarti per aprire un’impresa che agevola l’ecosistema locale, ti disincentivano. E quindi se non sei tanto motivato, ti potresti anche arrendere perché ti trovi davanti di tutto e di più e ti mettono anche spesso i bastoni tra le ruote.
Dal punto di vista del coworking, una difficoltà che abbiamo superato bene per fortuna, è stata quella di spiegare cosa fosse questa parola strana “Coworking”: perché c’è una piccola percentuale di persone che hanno vissuto fuori o che si informano e conoscono altre realtà di coworking, e tanti altri invece che 3 anni fa non avevano idea di cosa fosse. Molti mandavano il cv per lavorare pensando che fosse un azienda tradizionale.

Quanto ha influito il divario che c’è tra nord Europa/Italia e nel nostro piccolo tra nord e sud Italia, in termini di consapevolezza ma anche capacità di fare business e cultura di impresa?

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La biblioteca

Potremmo fare un tema su questo, perché è una tematica bella ed importante che va affrontata in un certo modo, però ti posso dire che per essere sintetici, che sicuramente è inutile mentire, gli svantaggi rispetto al nord Europa ed Italia, il meridione ce li ha. E’ inutile elencarli tanto questi si conoscono.  Per fortuna, però nel meridione la Puglia è molto avanzata grazie anche alle politiche che negli ultimi anni sono state fatte. Quindi io posso dire che siamo riusciti ad aprire un Impact Hub a Bari con discreto successo e che stiamo cercando di lavorare sempre meglio, grazie all’humus dell’ecosistema creato dalle politiche giovanili su tutto e le agevolazioni regionali all’avvio di impresa. La Puglia prima di questo periodo probabilmente non avrebbe capito questa esigenza: siamo arrivati nel momento giusto con persone aperte mentalmente e disponibili alla condivisione di spazi ed idee. Infatti le professioni più vicine a questa mentalità sono quelle più moderne e creative: grafici, sviluppatori web, fotografi, informatici, agenzie di comunicazione, video e startup.
I nostri sviluppi futuri sono l’avvio di impresa, la ricerca di finanziatori, lo sviluppo di un incubatore…. ovviamente l’ecosistema pugliese del sud Italia non è tanto ricco di investitori, né istituzionali né privati e quindi quello che tu puoi trovare a Milano non lo trovi qui…e per quello siamo un po’ svantaggiati.

In parte hai già risposto, ma quali sono i progetti futuri per ImpactHub di Bari?

Da coworking puntiamo a diventare un vero e proprio incubatore d’impresa con dei programmi di incubazione e di accelerazione che favoriscano la nascita e lo sviluppo di startup, non per forza solo digitali. Non solo la possibilità di fornire conoscenza con dei tutor e dei mentor, ma anche aiutare a trovare fondi di bandi pubblici e sopratutto investitori privati.

 

Visita il sito di Impact Hub di Bari

 

Sull'autore

Sandro Tempesta

Sandro Tempesta

Graphic designer & digital strategist.
Sono un freelance, collaboro con le aziende offrendo consulenza sulle strategie di comunicazione.
Dopo tanti anni di esperienza ho deciso di aprire questo blog, ecco perchè.